Perché viaggiare?

Perché viaggiare?

Caro viaggiatore, sono certa che ti sarai posto, come me, questa domanda tante volte e, come noi, tutti coloro che viaggiano: “Perché viaggiare”?

E’ una domanda che non è affatto superficiale ma complessa per le tante sfaccettature della personalità umana.

Viaggiare come Turista o Viaggiatore

Oggi si cerca di riflettere sul significato intrinseco di questi due termini, legati entrambi a luoghi da visitare ma con diversa tipologia di approccio verso il viaggio.

Viene considerato “turista” colui che considera il viaggio un “bene di consumo”, spesso acquistato ad un’agenzia di viaggi che ha provveduto ad occuparsi di tutto, dove il pacchetto comprende ristoranti, locali serali, trasporti per gli spostamenti in modo che il “turista” non debba avere preoccupazioni di alcun tipo e possa essere fruitore dell’organizzazione della sua vacanza, pensando solo al relax e allo svago.

Ci sono villaggi dove tutto è così organizzato che non si ha tempo per improvvisare un’uscita, per vedere il luogo circostante se non attraverso le gite gestite dal villaggio, già programmate che sono solo a scopo turistico e, come tali, del tutto “artificiose”.

villaggio

Il turista non cerca di recepire dal luogo visitato la sua intrinseca essenza attraverso la conoscenza delle persone o dei posti meno turistici, a volte anche partendo da soli per sentirsi libero di gestirsi il piacere della scoperta anzi, spesso, vuole partire con più amici perché trae piacere nello stare tutti insieme.

Sicuramente Alberto ed io non siamo e non saremo “mai turisti” ma “eterni viaggiatori” perché organizzare il viaggio è uno degli aspetti che amiamo del viaggiare e che rende il nostro viaggio “speciale” e perché partiamo sempre da soli per potere sentirci liberi di gestire a nostro modo il viaggio senza condizionamenti.

Per “viaggiatore” s’intende ben ALTRO!

L’identità del Viaggiatore

Direi che il Viaggiatore è una persona molto curiosa che vuole, da sempre, esplorare il mondo, perché, da sempre, alla “ricerca di qualcosa” e che non delegherebbe mai a nessuno questo suo “cercare” perché è parte del piacere del viaggiare.

identità

Il turista è felice nella sua fruizione passiva.

Caro lettore, nella scoperta dell’identità del “viaggiatore” cerca, anche tu come me, di trovare le motivazioni del tuo “Perché viaggiare?”

La personalità umana è complessa perché mutevole e molteplice.

Per quanto possa sembrarti strano, si dà per scontato che tutti amino “viaggiare” e, probabilmente, sono la maggioranza ma non è così per tutti!

Avrai anche tu avuto modo di conoscere persone che amano semplicemente la “vacanza” intendendo per essa il “luogo dove soggiornare durante le ferie” e, spesso, ritornano nello stesso luogo perché offre loro sicurezza e tranquillità e non desiderano conoscere altro del mondo.

A noi, viaggiatori, potrà sembrare strano e, dalla mia esperienza, ciò non è legato a limitazioni economiche che, sicuramente, incidono nella scelta della destinazione per tutti ma al modo di intendere la “vacanza”.

Il “viaggiatore” è pervaso da un senso di curiosità verso tutto, dalla voglia di scoprire il mondo, a volte dal “sogno del viaggio” affidando ad esso tante aspettative che, non sempre, trovano appagamento ma è nell’inseguire quel “sogno” che ne riceve piacere.

Vuole viaggiare per vivere un posto nella sua vera natura, capirla a fondo, raccontarla e magari farla scoprire anche a te che stai leggendo.

Molti di noi abbiamo visto immagini di luoghi che ci hanno colpito ed abbiamo sperato che un giorno avremmo realizzato il sogno di visitare quei posti. Proprio come enuncia il motto del sito, anche tu che leggi “Fa che il tuo sogno diventi realtà!” o almeno provaci e non demordere!

“Capii che ci sono viaggi che scegliamo noi e che ce ne sono altri dai quali veniamo scelti” Bruce Feiler.

Sindrome di Wanderlust

Da ricerche svolte da studiosi sembra che circa il 20% della popolazione nel mondo ne sia affetta. La traduzione letteraria dal tedesco è “ossessione del viaggiare” deriva da “Wander = vagabondare e “lust = ossessione”. La chiamano la malattia del viaggiatore, in italiano è anche chiamata “dromomania” dal greco “domos = corsa e mania = ossessione”.

Le ricerche scientifiche la attribuiscono ad un gene del DNA associato a livelli di dopamina nel cervello. Questo gene porterebbe le persone affette ad avvertire un’irrequietezza irrefrenabile a viaggiare.

Conosco persone di questo tipo che hanno questa “smania” che li rende inquieti a tale punto da volere ripartire non appena rientrati da un viaggio lungo, persone che avvertono la temporaneità del luogo in cui si trovano, la “voglia di mettere le ali”.

Alberto direi proprio che rientra in questa casistica, starebbe sempre in viaggio e vivrebbe altrove.

Le nostre valige, zaini e borsoni sono sempre a portata di mano!

valige pronte

Personalmente viaggerei molto più spesso di quello che il lavoro e le mie finanze mi permettano ma non credo di rientrare tra gli affetti della “Sindrome di Wanderlust” in quanto viaggiare mi piace ma non è l’unico mezzo che mi gratifica, sicuramente uno dei principali.

Tu che leggi provi questo?

Naturalmente nutro una certa “invidia” verso coloro che per scelta di studi o per opportunità ricercate hanno fatto del “viaggiare” un’attività lavorativa. Oggi si sono create nuove figure professionali che ruotano intorno al “viaggiare nel mondo” come i “nomadi digitali”.

Sicuramente sono opportunità di lavoro, nate in tempi recenti, dove il web offre la possibilità di lavorare viaggiando liberamente. Il concetto di “nomadismo digitale” permette a coloro che hanno bisogno solo del “Personal Computer” di lavorare mentre girano il mondo, godendo di quella “libertà” che, a molti di noi, è negata perché legata al luogo ed al tipo di lavoro.

Il mondo digitale ha fatto del “sogno del viaggiare” una reale possibilità.

A te, caro lettore, è capitato mai?

Ed allora “Perché viaggiare?”

Eccoci qui ad analizzare insieme come la diversità di ciascuno attribuisca al “viaggiare” motivazioni diverse.

Viaggiare alla ricerca del nuovo

Sicuramente la voglia di scoprire il mondo, cercare oltre l’orizzonte, oltre la cima di una montagna è la spinta del “viaggiatore”.

oltre la cima

Pensare che, un tempo, il mondo conosciuto era molto più piccolo e che, grazie a questo senso di irrequietezza, comune alla natura del viaggiatore, nella storia dei tempi, si è arrivati a conoscere quanto sia grande la terra e che l’universo è in parte ancora inesplorato, fa comprendere che occorre avere una mente aperta in continua evoluzione, senza confini.

E’ così che popoli nomadi navigatori, studiosi, esploratori, scienziati, mercanti si sono allontanati alla ricerca di risposte alle loro molteplici domande.

Molti di noi vorrebbero vedere del mondo il più possibile ed anche a tempi brevi, senza rimandare troppo nel tempo per paura di non essere, in seguito, nelle condizioni di salute migliori per godersene tutti gli aspetti.

Tutto ciò dipende da tanti fattori economici, lavorativi, familiari. Ma provarci, cercando di conciliare le esigenze di ognuno è l’aspirazione a cui, noi viaggiatori, tendiamo.

Viaggiare aumenta l’autostima

La buona organizzazione di un viaggio è qualcosa che si acquisisce nel tempo e diventa quasi “un’arte”.

Probabilmente anche tu sei molto attento alle ricerche su web di opportunità per raggiungere le destinazioni che desideri scoprire con le offerte che sono sul mercato, almeno quando non sono raggiungibili con l’auto, per le quali hai bisogno di un tempo maggiore.

progetto

Pertanto ogni viaggio si trasforma in un “Progetto” dove si parte dalla meta scelta e si procede alla ricerca migliore del mezzo conveniente per raggiungerla, all’acquisto online dei biglietti di viaggio e di quelli necessari per saltare le file e sfruttare al meglio il proprio tempo, alla scelta dell’alloggio, alla pianificazione di eventuali itinerari, alla preparazione dei bagagli grandi o piccoli che siano e per i quali ti suggerirei la lettura dei miei articoli.

L’esperienza che, nel tempo, si acquisisce sviluppa una certa capacità organizzativa che si affina sempre più con l’aiuto di applicazioni tecnologiche, di cui oggi godiamo grazie agli smartphone, che Alberto nel suo articolo consiglia a tutti i viaggiatori.

Tutto ciò accresce l’autostima del viaggiatore soprattutto nel confronto con gli altri.

Viaggiare accresce lo spirito di adattamento

Il nostro cervello è un organo che si adatta al cambiamento.

E, per quanto si voglia partire preparati, un certo spirito di adattamento, quando si viaggia, è necessario perché le certezze del luogo che si conosce, si lasciano alle spalle man mano che ci si allontana da casa.

Viaggiare è stimolante anche per questo!

In viaggio, spesso, ci si trova di fronte ad imprevisti e riuscire a superarli e ad adattarsi a nuove circostanze ci rende più sicuri nel futuro perché mette in moto capacità che non avevamo testato.

Certamente questo spirito di adattamento varia da persona a persona.

La conoscenza all’estero della lingua straniera, inglese soprattutto, aiuta tantissimo a superare difficoltà incontrate.

Inoltre è bello viaggiare anche perché non si debba pianificare proprio tutto ma lasciare parte del Progetto alla casualità, all’avventura e sperimentare la reazione agli imprevisti, positivi e negativi, che si incontrano.

Viaggiare arricchisce in tutti i sensi

Mentre si viaggia la mente permette al cervello di allenare la propria plasticità.

Uno scrittore britannico, Bruce Chatwin, diceva: “il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma!”

Soprattutto se il viaggio ha una maggiore durata, la nostra mente si adatta alla lingua, ai costumi del paese che visitiamo, elabora soluzioni creative che ci aiuteranno, al ritorno, a farci sentire più preparati nel nostro quotidiano.

Il confronto e la conoscenza dell’altro, di altre culture ci fanno crescere interiormente, consentono nuove prospettive, rendono il cervello più attivo.

Viaggiare aiuta a superare lo stress

Il nostro quotidiano, spesso, è fatto di routine: la trappola che produce stress.

Oggi siamo a conoscenza anche dell’ormone che causa lo stress: il cortisolo.

Caro lettore, se non sei mai stato stressato, se uno dei pochi!

Combattere lo stress non è facile perché, a volte, ansia e depressione entrano in causa.

Viaggiare potrebbe essere un’ottima soluzione per non peggiorare lo stato ed aiutarti a bilanciare il tuo stress ed a gestirlo, al tuo ritorno, in modo diverso.

Allontanarsi dalla routine può solo giovare alla salute, liberare la mente come quando sei davanti al mare e guardi l’orizzonte è “terapeutico”.

orizzonte

Stimolare la mente con tutto ciò con cui, durante un viaggio, verrai a conoscenza può farti uscire da schemi mentali e, magari, aiutarti a conoscerti meglio. In questo caso il viaggio è solo un mezzo per capire che sta succedendo.

La meta del viaggio è importante ma non fondamentale!

In questo caso è una scelta se viaggiare da soli o in compagnia e dipende da quanto ci vogliamo “mettere in gioco”.

La riuscita di un viaggio, come ricerca, dipende dalla disponibilità dell’animo con cui partiamo.

Essere positivi aiuta perché un viaggio genera emozioni e le emozioni ti cambiano.

Personalmente quando sono stressata ed ho l’opportunità di allontanarmi dal lavoro per qualche giorno, cerco luoghi dove “la natura fa da padrone”.

natura

L’avvicinarmi alla natura produce in me un effetto benefico sulla salute mentale e lo consiglio a tutti.

Chi, come me, vive in una metropoli, come la mia città Napoli, cerca la fuga dalla confusione, cerca il colore del mare, il verde dei boschi, il profumo dei fiori, il cinguettio degli uccelli.

Tutto ciò è un toccasana per la salute! A volte non è necessario percorrere tanti chilometri ma se le circostanze lo consentono … meglio!

Basta “staccare la spina “, a volte, per tornare più temprati alla propria vita e potrebbe essere anche più produttivo per il lavoro.

Viaggiare rende felici?

La felicità è talmente soggettiva che è difficile dire che viaggiare rende felici.  E’ un concetto complesso quasi quanto il “perché viaggiare”.

Ognuno ha delle aspettative quando parte.

 Sicuramente viaggiare aiuta a conoscere altri, a confrontarsi, a mettersi in discussione ed a scoprire il mondo e tant’altro!

Personalmente viaggiare è una delle motivazioni che mi rendono felice!

Ma anche il ritorno a casa, per alcuni aspetti, mi rasserena e mi dà un senso di rassicurazione.

Chatwin descrive bene ciò che provo quando dice: “Il ritorno offre pienezza di senso che l’andata da sola non dà. Il ritorno è la risposta che troviamo alla nostra irrequietezza. Questo partire e sapere dove tornare mi rende felice.”

rondine

Forse mi sento un po’ come una rondine che parte per il suo viaggio ma ritorna al suo tetto. 🙂

Il ricordo del viaggio

Per ricordo s’intende tutto ciò che, durante l’esperienza del viaggio, si fissa nella memoria a lungo termine e riemerge sempre quando parliamo di quel viaggio con gli amici, raccontando ciò che abbiamo visto e provato, gli imprevisti, le paure e l’adrenalina delle avventure vissute.

Siano state emozioni belle o brutte, resteranno indelebili nella memoria e saranno suggellate dalle foto, video o ricordi generati da quel viaggio.

Per me ed Alberto le foto ed i video sono il ricordo indelebile dei nostri viaggi nel mondo e, pertanto le nostre macchine fotografiche sono le nostri fedeli compagne di viaggio.

Condividere le esperienze vissute permette di consolidarle, a volte aumenta anche il grado di soddisfazione percepito nella realtà.

La dimensione del ricordo può cambiare nel tempo ma le emozioni ad esso legate restano per sempre.

Caro viaggiatore, anche per te è così?

A presto, segui i nostri articoli sul sito e sui nostri social!

Ciao!

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