Trekking urbano dal Lungomare Caracciolo a Posillipo

Trekking urbano dal Lungomare Caracciolo a Posillipo

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Una passeggiata rilassante per Napoli partendo da Piazza del Plebiscito, il Lungomare fino ad arrivare a Posillipo

Ben trovato caro viaggiatore, oggi voglio proporti un trekking urbano o meglio una passeggiata “storico culturale” che, partendo da Piazza del Plebiscito ti conduca fino ad una delle zone più residenziali e conosciute di Napoli, ovvero fino a Posillipo. Lasciati alle spalle la piazza ed avviati alla scoperta delle meraviglie di Napoli, lasciandoti scaldare dai caldi raggi del sole che, anche in inverno, dopo un temporale, non smettono mai di “baciare” questa magnifica città.

Piazza del Plebiscito

Dirigendoti verso il lungomare, ti verrà sicuramente in mente la più celebre canzone, ormai patrimonio mondiale che potrai ascoltare cliccando 👇

“O Sole mio”

scritta da Giovanni Capurro nel 1898 e musicata da Eduardo Di Capua. Ma tu, caro viaggiatore che probabilmente l’hai canticchiata tante volte, sai come è nata questa celeberrima canzone? No? Ebbene te lo dico io!

Una premessa: per i napoletani, il sole oltre ad essere vita è anche il simbolo della città stessa e questa canzone non solo è un capolavoro della tradizione musicale napoletana ma anche di quella italiana. Praticamente un inno della città di Napoli e del Bel Paese stesso dove il sole, rispetto ad altri paesi, splende quasi sempre!

La storia della canzone è per certi versi insolita. Devi sapere che, nell’aprile del 1898, ad Odessa in Ucraina, e quindi ben lontano da Napoli, Eduardo Di Capua trovò l’ispirazione per comporre la musica al testo che l’amico Giovanni Capurro gli aveva dato. Di Capua fu ispirato dal sorgere del sole dalla sua finestra sul Mar Nero e dai ricordi delle immagini che aveva di Napoli ed alle sensazioni che ne derivavano.

Questa canzone non raggiunse subito il successo che gli autori si auspicavano ma ebbe il privilegio di essere suonata in occasione delle olimpiadi del 1920, ad Anversa, alla presenza del Re del Belgio. Al passaggio della squadra italiana, fu sostituita alla marcia reale perchè il direttore della banda, avendo perso lo spartito musicale, decise di rimediare facendo suonare a memoria questo pezzo che tutti conoscevano. 

Dopo questa digressione, sarai ormai giunto sul lungomare e potrai godere delle meraviglie che la natura e questo golfo ti offrono perché, volgendo lo sguardo verso sinistra, potrai osservare sua maestà “il Vesuvio” stagliarsi all’orizzonte e, volgendolo verso destra, il mare, le luci, il cielo blu e la città.

Dopo aver percorso Via Nazario Sauro, per circa trecento metri, arriverai alla Fontana monumentale del “Gigante (o dell’Immacolatella)”, realizzata da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino, su commissione di don Antonio Alvarez di Toledo, agli inizi del 1600 che, nel corso del tempo, come la fontana del Nettuno, subì vari spostamenti. Inizialmente fu posizionata nell’attuale Piazza del Plebiscito, accanto ad una statua colossale di Giove, il cui busto, rinvenuto a Pozzuoli ed assemblato ad altre parti per ricostituirne le sembianze, fu denominato “Gigante”, conferendo il nome alla vicina fontana.   

Entrambi, Gigante e fontana, rimossi nel 1815, rimasero senza collocazione fino al 1882 dove la fontana fu collocata verso il molo, di fronte al palazzo dell’Immacolatella. Dopo ulteriori spostamenti, nel 1906, finalmente la fontana fu posizionata dove si trova tuttora, all’inizio di Via Partenope, poco distante da Castel dell’Ovo.

Una curiosità: sapevi che questa fontana è stata l’ispiratrice della sigla del mitico carosello andato in onda negli anni 60 e 70 del secolo scorso? Chi è leggermente datato, come me, dovrebbe ricordarselo! 😀

Fontana del Gigante

Lasciata alle tue spalle Via Nazario Sauro, su Via Partenope ti si profila, imponente davanti ai tuoi occhi, la figura del Castel dell’Ovo, il più antico castello della città, costruito sull’Isolotto di Megaride dove, secondo la leggenda, approdò la sirena Partenope.

Un’altra leggenda narra che, nei sotterranei del castello, il Poeta e “mago” Virgilio avrebbe nascosto un uovo magico e che, finchè fosse rimasto integro, la città ed il castello sarebbero stati protetti da ogni calamità ma, se si fosse rotto, ci sarebbero stati guai per Napoli e per i Napoletani.

Adiacente al castello sorge il borgo marinaro, uno dei posti più belli di Napoli, dove risiede la vecchia marina dei pescatori della zona di Santa Lucia. Sembra una cittadella a sé, piena di bar, pizzerie, ristoranti, lontana dai ritmi frenetici della città e dove il tempo sembra si sia fermato. La sera tutto sembra ancora più suggestivo con il mare intorno, le luci e le strette vie che brulicano di gente. E’ possibile fermarsi a mangiare in uno dei tanti locali storici come: Zi’ Teresa, la Bersagliera, La Scialuppa, Ciro, quest’ultimo aperto dal 1936, ed il Transatlantico dove, una volta, si vedevano ai tavoli personaggi come Totò, Sofia Loren e tanti altri e trascorrere con tranquillità qualche ora.

Castel dell'ovo

Via Partenope e la lunghissima Via Caracciolo vengono chiamati affettuosamente “lungomare” che, di sera, quando è illuminato, offre veramente uno spettacolo straordinario ma, anche di giorno, desta meraviglia, con tutti i migliori alberghi, situati in palazzi antichi che si affacciano sul mare.

Passeggiando ancora un po’, arriverai alla Villa Comunale, uno dei polmoni verdi della città, qui è possibile visitare la Stazione Zoologica, fondata nel 1872 da Anton Dohrn, naturalista e zoologo tedesco, comprendente un acquario, il più antico d’Italia ed il secondo più antico d’Europa. 

Se Via Caracciolo rappresenta, nell’immaginario collettivo, il lungomare per eccellenza, la “Riviera di Chiaia”, aperta verso la fine del 1600 era, nell’antichità, il vero lungomare della città oggi, invece, costeggia il lato interno della Villa Comunale.

Lungo la riviera sono presenti palazzi storici e nobiliari ma quelli che meritano una particolare menzione per la ricchezza degli interni sono il “Palazzo San Teodoro“, costruito nel 1826 per conto del Duca Carlo Caracciolo di San Teodoro, oggi sede di eventi di vario genere e la Villa Pignatelli, la cui costruzione, per volere del baronetto Sir Ferdinand Richard Acton, cominciò nel 1825 ad opera dell’architetto Pietro Valenti a cui fece seguito, nel 1830, l’architetto Guglielmo Bechi.

Dopo ulteriori lavori di ampliamento e cambi di proprietà, nel 1867, la Villa fu ceduta al Principe Diego di Aragona Pignatelli Cortés. I Pignatelli, nobili raffinati nei modi e nei gusti, la trasformarono in un punto d’incontro culturale tra intellettuali ed alta aristocrazia. La Principessa Rosa Fici, dei duchi di Amalfi vedova di Diego Pignatelli, dispose, nel 1952 che la villa con quanto in essa contenuto, fosse donata allo Stato italiano, a patto che fosse adibita ad appartamento museo. La scrittrice Mary Shelley che vi alloggiò, all’inizio dell’Ottocento, la scelse come luogo di nascita di “Victor Frankenstein”, protagonista del suo più celebre romanzo “Frankenstein o il moderno Prometeo

Villa Pignatelli

Sei nel quartiere Chiaia, considerato il quartiere bene di Napoli e rinomato come meta per lo shopping elegante, infatti, è sede delle maggiori griffes internazionali di abbigliamento ed accessori. Vi sono presenti due cinema storici: il Filangieri ed il Metropolitan ed i teatri Sancarluccio e lo storico Sannazzaro ed un polo di aggregazione culturale, la libreria Feltrinelli, presente a Piazza dei Martiri. Un’altra caratteristica del quartiere è la movida notturna, molto animata soprattutto nei baretti della zona di Via Cavallerizza, Via Bausan e dintorni.

Anche Via Filangieri, Via dei Mille e Via Chiaia costituiscono le strade dello shopping elegante e, dopo aver respirato quest’aria di eleganza, ritorna sui tuoi passi verso il lungomare.

Da Piazza Vittoria, se sei particolarmente stanco, potresti prendere un autobus in direzione Mergellina ma se veramente vuoi proseguire con il trekking urbano continuerai il tuo percorso a piedi.

Mergellina è un lungomare con un porto turistico ed una zona di chalet dove, soprattutto, quando il tempo è bello ed il sole è caldo, praticamene quasi sempre, è piacevole fermarsi a prendere un gelato o una buona sfogliatella. Degne di nota sono la Fontana del Sebeto, costruita nel 1635, su progetto di Cosimo Fanzago (uno dei maggiori architetti napoletani) e, poco distante, a Piazza Sannazzaro, la Fontana della Sirena, costruita nel 1869 dallo scultore Onofrio Buccini, in onore della Sirena Partenope, particolarmente legata alla cultura napoletana.

fontana del sebeto

Da Piazza Sannazzaro, dopo aver fatto un breve tratto per Salita di Piedigrotta, arriverai davanti alla Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, eretta tra il 1352 ed il 1353 che divenne il centro di devozione del borgo marinaro. Più volte restaurata e modificata nel corso dei secoli, la Chiesa è famosa, soprattutto, per la Festa di Piedigrotta che ricorre l’8 settembre, giorno della natività di Maria.

Girando a sinistra per Salita della Grotta, dopo aver percorso un centinaio di metri, quasi nascosto e forse anche un po’ anonimo, appare un cancello e, leggendo la targa a lato, scoprirai che è l’accesso al Parco Vergiliano. E’ un bellissimo parco, il cui ingresso è gratuito dove, oltre ad ammirare il panorama della città. troverai la tomba del grande Poeta Giacomo Leopardi, il Monumento sepolcrale di Virgilio e la Crypta Neapolitana, detta anche Grotta di Pozzuoli o di Posillipo, un’imponente galleria d’epoca romana che collega Mergellina con Fuorigrotta e che, secondo la leggenda, fu creata da Virgilio in una sola notte grazie alle sue potenti arti magiche.

tombe di leopardi e virgilio

Dopo il parco, ritorna nei pressi di Piazza Sannazzaro e, se in orario di pranzo, potresti mangiare una bella impepata o una zuppa di cozze all’Osteria del mare” dipende dal ritmo della tua camminata fare una sosta più lunga per mangiare e dopo riprendere il tuo trekking. 

Proseguendo sul lungomare ti troverai lungo Via Posillipo. Qui inizia uno dei quartieri più residenziali e prestigiosi nonchè incantevole della città: Posillipo o, come dicevano gli antichi greci Pausilypon.

Le ville, le discese a mare, i costoni a strapiombo sull’acqua, gli edifici eleganti ed il panorama mozzafiato ne fanno, al contempo, una tappa obbligata per i turisti ed un sogno per gli abitanti della città. Posillipo è senza dubbio il colle più noto di Napoli e anche il più celebrato per la sua bellezza!

Al principio di Via Posillipo, quando cominciano le curve, troverai il primo nonché il più antico bagno della città di Napoli: il Bagno Elena chiamato così nel 1899 in onore della principessa Elena, futura Regina, aperto sin dal 1840 con il nome di Bagni Marini e che fu il primo lido sulle assi per i bagni elioterapici. Si racconta che fu il principe Fabrizio Colonna a suggerire ai pescatori del borgo Donn’Anna, al tempo poco frequentato e non sfruttato per la balneazione ma come approdo per pescherecci, di farne il primo stabilimento balneare della città, imitando la contessa di Berry che, nel mare francese sulla Manica, aveva inventato i bagni di mare.

Il primo palazzo nobiliare che incontrerai, a ridosso del lido, è Palazzo Donn’Anna, la cui costruzione fu affidata da Donna Anna di Carafa, moglie del Vicerè, Ramiro Guzman, intorno al 1640, all’architetto Cosimo Fanzago, sui resti di un precedente palazzo detto Villa Sirena. Con i due ingressi, uno pedonale e l’altro direttamente sul mare, esso rimase incompiuto per la prematura morte di Donn’Anna ed alla fuga del marito, in seguito a dei tumulti. Il palazzo è, inoltre, al centro di una delle più celebri leggende napoletane scritte dalla scrittrice Matilde Serao nel libro “Leggende Napoletane”.

Palazzo donn'anna

Successivamente incontrerai Villa Rosebery residenza estiva del Presidente della Repubblica, costruita intorno agli inizi del 1800 ad opera dell’Ufficiale austriaco Giuseppe De Thurn. Dopo vari passaggi di proprietà, la villa venne acquistata nel 1897 da Lord Rosebery, un uomo politico britannico che era stato anche primo ministro nel suo paese ma, a causa degli alti costi di gestione, nel 1909, questi la donò al governo britannico che ne fece un luogo di villeggiatura per gli ambasciatori inglesi in Italia. Nel 1932 anche il governo britannico optò per una cessione, a titolo gratuito, allo Stato italiano. Successivamente fu messa a disposizione della famiglia reale per i soggiorni estivi e, finita la guerra, nel 1957 divenne residenza presidenziale.

Questo trekking urbano ti condurrà a Marechiaro, un piccolo borgo che fu, negli anni sessanta, uno dei simboli della dolce vita. Marechiaro è famoso, soprattutto, per i versi e la melodia di quella che divenne una delle più celebri canzoni napoletane conosciuta e cantata in tutto il mondo che potrai ascoltare cliccando 👇

Marechiare

La poesia fu scritta dal grande poeta Salvatore di Giacomo, il quale dichiarò successivamente di non aver mai visto quel borgo e soprattutto la piccola “fenestella” che, diede origine al tutto. Lo stesso Di Giacomo racconta che, dopo aver scritto la poesia già resa famosa dalla canzone (e di cui era un po’ geloso) andò in compagnia di amici, per la prima volta, a mangiare in una trattoria del borgo dove l’oste, ignaro di chi fosse, raccontò che il poeta era stato in quel locale dove aveva visto la finestrella, i garofani, la luna, il mare ecc e ne era stato ispirato per comporre la poesia.

la finestrella di marechiaro

Da Marechiaro si arriva all’Isola della Gaiola ed al suo fantastico Parco Sommerso.

La Gaiola, una delle isole minori di Napoli, proprio di fronte a Posillipo, sede di un’area marina protetta, è un luogo fantastico per fare un bagno e per ammirare i panorami mozzafiato! La Gaiola, tuttavia, è ritenuta, per credenza popolare, anche l’Isola maledetta di Posillipo in quanto le molte persone che hanno abitato o soggiornato sull’isola, anche solo per poco tempo, sono stati toccati da disgrazie familiari o caduti in rovina.

isola della gaiola

Ultima tappa di questo trekking è il Parco Virgiliano che sorge su un promontorio, a 150 metri sul livello del mare, proprio sopra l’Isola della Gaiola, caratterizzato da un sistema di terrazze che affacciano sul golfo di Napoli dalle quali si possono scorgere, oltre all’amplissimo panorama del golfo, le ripide pareti di roccia, spesso gialla, per la sua costituzione tufacea.

Sotto al Parco si trova la Grotta di Seiano, un traforo lungo 770 metri, scavato in epoca romana nella pietra tufacea della collina di Posillipo che congiunge la piana di Bagnoli (da Via Coroglio) con il vallone della Gaiola, passando per la baia di Trentaremi. Deve il nome a Lucio Elio Seiano, prefetto di Tiberio, e da questo traforo si accede al complesso archeologico-ambientale che racchiude parte delle antiche vestigia della villa del Pausilypon. In fondo, invece, potrai ammirare la splendida Isola di Nisida collegata alla terraferma per mezzo di una sdrada.

l'isola di Nisida

Qui, nell’incanto di uno dei paesaggi più affascinanti del Golfo, potrai ammirare i resti dell’imponente teatro e dell’Odeion e di alcune sale di rappresentanza della villa. La Villa Imperiale, detta anche Villa di Pollione, fu fatta erigere nel I secolo a.C. dal cavaliere romano Publio Vedio Pollione ed alla sua morte, avvenuta nel 15 a.C., la villa, grazie alla sua posizione molto ambita, divenne residenza imperiale di Augusto e di tutti i suoi successori.

Bene, caro viaggiatore, termina qui questo trekking urbano con protagonista il lungomare di Napoli. Spero non ti sia stancato troppo ma sono certo che lo avrai trovato molto gratificante.

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Alla prossima!

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