Napoli in due giorni – 2ª Parte

Napoli in due giorni – 2ª Parte

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Passeggiando per il centro.

Ben trovato caro viaggiatore; nella prima parte dell’articolo relativo alla scoperta del centro storico di Napoli ti ho accompagnato, virtualmente, in quello che è considerato il cuore del centro storico.

Adesso non ti rimane che proseguire il cammino intrapreso ed andare alla scoperta delle altre meraviglie che questa fantastica città ha da offrirti.

Prima di proseguire per Via Toledo, ti consiglio di fermarti alla pasticceria Leopoldo Infante, una delle più note della città, dove delizierai il palato con la tradizione dei “tarallari” che ricorda quando i vicoli di Napoli risuonavano all’invito di gustare i taralli caldi “nzogna e pepe” (strutto e pepe).

taralli napoletani nzogna e pepe

Dopo aver gustato i taralli, riprendi Via Toledo sono certo che rimarrai incantato dai molteplici palazzi antichi e nobiliari che si snodano lungo la strada. Molti sono stati adibiti ad uffici e tanti altri, ancora adesso, sono abitati dal popolo.

Passeggiando per Via Toledo

Tra i palazzi di un certo rilievo meritano una particolare attenzione Palazzo Doria d’Angri, fatto costruire da Marcantonio Doria, il quale commissionò la costruzione all’architetto Luigi Vanvitelli e, successivamente, a Ferdinando Fuga, Mario Gioffredo e Carlo Vanvitelli figlio di Luigi.

Questo splendido palazzo ha un cortile esagonale e gran parte del suo interno è impreziosito con decorazioni tipiche dei palazzi nobiliari settecenteschi. Nel 1860 il palazzo divenne famoso perché il 7 settembre Giuseppe Garibaldi, dal balcone della facciata principale, annunciò l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia.

Palazzo Doria D'Angri

Continuando la passeggiata, arriverai a Piazza Carità dove potrai ammirare Palazzo Mastellone o Mastelloni, già esistente nel 1566, che deve la sua fama all’arresto di Luisa Sanfelice, nel 1799, che abitava nel palazzo assieme al marito Andrea, successivamente giustiziata. Dal vestibolo d’ingresso, con volta a vela e due unghie laterali, (dove sono ancora riconoscibili i rosoni con anelli per legare i cavalli) si accede al cortile quadrato, fiancheggiato da stretti vestiboli laterali a volta. In fondo al cortile c’è uno dei pochi esempi napoletani di scala ellittica che si diparte con due rampe simmetriche da un basamento rialzato in piperno.

L’effetto scenografico della scala è determinato da un arco centrale di fondale e due laterali, sotto cui passano le rampe, e la volta a spicchi, che racchiudono lo spazio sostenendo il ballatoio superiore.

Palazzo Mastelloni a Napoli

Da Piazza Carità inoltrati per la “Pignasecca”, attraverso l’omonima strada, sede di un folkloristico mercato dove è possibile trovare di tutto. Salendo per Via della Pignasecca, si arriva alla Funicolare di Montesanto che collega questa parte del centro con il Quartiere del Vomero oppure alle stazioni della Metropolitana e della Cumana che portano entrambe verso Pozzuoli.

Via della Pignasecca con il suo mercato

Anche qui non mancano i localini dove puoi fermarti a mangiare. Vicino la stazione di Montesanto, c’è la pasticceria Scaturchio Pasquale, un’altra icona storica della pasticceria napoletana che, dalla fine dell’800, ci delizia con i suoi prodotti e che, da più di un secolo, detiene la ricetta del “Presidenziale”, un medaglione dolce di purissimo cioccolato fondente con un cuore di crema di nocciola, ricotta e liquore all’arancia.

La Pignasecca

Una curiosità: sai da dove deriva il nome Pignasecca? Il curioso termine che identifica questo luogo risale al 1500. Allora gli orti che lo caratterizzavano furono spianati per la costruzione di Via Toledo e sopravvisse soltanto un pino, definito in napoletano “pigna”. Delle gazze vi nidificarono, nascondendovi tutti gli oggetti preziosi che sottraevano dalle abitazioni vicine finché i demoralizzati abitanti non provvidero a scacciarle. Il pino progressivamente si seccò conferendo a questa zona il nome di “Pignasecca”.

Ritorna a Via Toledo e vai ad ammirare la stazione della linea 1 della metro Toledo, facente parte del circuito delle metro dell’arte, inaugurata nel 2012, ha ricevuto diversi premi ed è stata definita dal “The Daily Telegraph” la metropolitana più bella d’Europa, primato confermato anche nella classifica dalla CNN.

Stazione metro Toledo

Di fronte alla stazione e per tutti i vicoli successivi, iniziano i famosi “Quartieri Spagnoli”, così chiamati perché, nel sedicesimo secolo, accoglievano le truppe spagnole di stanza in città. Sui Quartieri Spagnoli c’è tanto da dire e, prossimamente scriverò un articolo dedicato. Voglio invece segnalarti che, all’interno dei quartieri, c’è la famosa Trattoria “Da Nennella”, un locale folkloristico dove si mangia bene e si spende il giusto, molto frequentato da turisti e napoletani. Unico avvertimento evitalo se sei “permaloso” perché la tipicità del locale sta proprio nel prendersi “troppe confidenze”.

Quartieri Spagnoli a Napoli

Dopo aver girovagato per i Quartieri Spagnoli, ritorna su Via Toledo e, continuando la tua passeggiata, potrai ammirare il bellissimo “Palazzo Zevallos”, detto anche Palazzo Colonna di Stigliano, oggi di proprietà del Gruppo Intesa Sanpaolo che, tra l’altro, ospita l’omonima galleria museale. Il palazzo fu costruito tra il 1637 ed i 1639 dall’architetto Cosimo Fanzago.

Primo proprietario del palazzo fu Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni, successivamente il palazzo passò, anche tramite a cessioni e matrimoni combinati, alla famiglia Colonna, ai Carafa di Stigliano e, dall’unione delle due famiglie, ai Colonna di Stigliano. Una visita è d’obbligo visto che l’interno è una magnificenza ed, inoltre, in una delle sale, è conservata l’ultima opera di Caravaggio il “Martirio di Sant’Orsola” del 1610.

Palazzo Zevallos Napoli

Dopo esserti rifatto gli occhi con le meraviglie di Palazzo Zevallos e, se l’orario lo consente, puoi soddisfare lo stomaco con gli innumerevoli locali presenti nei dintorni, qui c’è solo l’imbarazzo della scelta, determinata unicamente dal tempo a tua disposizione e dal desiderio o di mangiare qualcosa di sbrigativo, prima di avventurarti alla scoperta della città o di pranzare, cogliendo anche l’occasione per riposarti dai tanti chilometri fatti a piedi. Ad ogni modo, uscendo dal palazzo, poco distante, troviamo il ristorante “Ciro a Santa Brigida”, un locale storico aperto sin dal 1935 dove degustare la tipica cucina napoletana, con le grandi specialità di pesce fresco e della “Vera Pizza Napoletana” cotta nel forno a legna.

Se, invece, preferisci un pasto più veloce, da gustare ugualmente seduto, puoi optare per la “Passione di Sofì“, un locale caratteristico con costumi ed arredamento dell’epoca, dove potrai mangiare il famoso “Cuoppo”, il cartoccio con fritturine di terra e/o di mare.

Come sai, dopo il pranzo, il dolce è d’obbligo: tappa obbligata da “Pintauro” per la regina della pasticceria partenopea” la Sfogliatella”! Sia essa riccia o frolla, Pintauro, con due secoli di storia alle spalle, è considerato il “padre” della sfogliatella ma, siccome a Napoli, la sfogliatella è buona ovunque e tanti ne rivendicano la paternità o, quantomeno, la supremazia non resta che provarle da più parti per poi scegliere quale sia più buona.

La Galleria ed il Salone Margherita

Se ne hai ancora la forza, riprendi il cammino e, dopo pochi metri, sarai alla famosa Galleria Umberto I, costruita tra il 1887 ed il 1890, è la Galleria più famosa di Napoli. Qui potrai gustare un buon caffè nei bar, godere delle vetrine dei negozi, visitare le bellezze pittoriche dei dipinti del settecento della Chiesa di Santa Brigida o fare un salto al vecchio teatro “Salone Margherita”, che si trova in prossimità dell’ingresso che dà su Via Verdi.

Galleria Umberto I a Napoli

Inaugurato il 15 novembre 1890 questo teatro nacque sulla scia dei “Cafè-Chantant” parigini. Principesse, contesse, uomini politici e giornalisti come Matilde Serao presenziarono alla prima ed il locale divenne il simbolo della Belle èpoque italiana e, tra l’altro, fu anche il primo teatro in Italia ad esibire le ballerine del can can.

Artisti famosi ed importanti iniziarono qui la loro carriera come ad esempio Lina Cavalieri, Leopoldo Fregoli, Ettore Petrolini, Raffaele Viviani ed altri ma anche star internazionali si esibirono al Salone Margherita, tra tutti La Bella Otero.

La Galleria presenta all’esterno degli archi imponenti d’entrata ed all’interno due strade di elegantissimo pavimento ad intarsi marmorei che si incrociano ortogonalmente, al di sotto della Cupola e, mentre osservi le vetrine all’interno della galleria, non potrai esimerti dal gustare un delizioso babà od una sfogliatella che il locale “Sfogliatella Mary”, anch’essa diventata un’istituzione, propone.

Uscito dalla Galleria, sei quasi giunto a Piazza Trieste e Trento, non prima però di osservare Palazzo Barbaja. Il palazzo fu la residenza di Domenico Barbaja, un’impresario teatrale famoso nella Napoli ottocentesca. L’edificio fu anche, per breve tempo, abitato da Gioacchino Rossini.

Guardandoti intorno la prima cosa che salterà all’occhio è la fontana monumentale, situata al centro della piazza, essa è una fontana relativamente “giovane”, fu infatti donata alla città dal Sindaco Achille Lauro. Inaugurata il 29 aprile 1956, viene comunemente chiamata con il nomignolo di Fontana del Carciofo perché la parte superiore, a forma di corolla floreale, ricorda appunto quella di un carciofo.

Fontana del Carciofo

Ai suoi margini sorge il Teatro San Carlo, costruito nel 1737 per volere di Carlo III di Borbone, è il più antico teatro lirico ancora attivo d’Europa e del mondo nonché uno dei più famosi e prestigiosi al mondo. Fu il simbolo di una Napoli che rimarcava il suo status di grande capitale europea, tanto che Stendhal ebbe a dire: “Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea”. Nel 1809 venne gestito dall’impresario Domenico Barbaja, forse il più grande impresario d’Europa, tra i suoi direttori vi furono anche Gioacchino Rossini e Gaetano Donizzetti. Di fronte al teatro sorge la seicentesca Chiesa di San Ferdinando, inglobata nello stesso lotto della Galleria Umberto I.

Teatro San Carlo a Napoli

Attraversando la piazza, verrai investito da un odore o meglio un profumo di fritto che sembra indicarti la via per condurti al locale di Zia Esterina Sorbillo. Non vorrai mica perdertelo! Se sei in vacanza a Napoli, fosse anche solo di passaggio, è una tappa obbligata: un modo diverso di mangiare la pizza. Il locale potrebbe sembrare un po’ datato ma la pizza fritta che propongono è veramente fuori dal comune perché è la vera autentica pizza fritta napoletana.

La pizza fritta è ancora più popolare della pizza al forno. I motivi sono due: il primo è che, anticamente, per una donna abitante nei vicoli era facile con un pentolone friggere fuori casa per arrotondare le entrate ed anche se la gestione della frittura richiedeva una certa perizia era decisamente più semplice della pizza cotta in un forno a legna; il secondo è che la frittura è uno dei tipi di cottura più sicuri, infatti, essa è diffusa soprattutto nei paesi caldi sin da quando ancora non c’era la gestione del freddo con frigoriferi e congelatori.

Piazza Trieste e Trento è famosa, anche, perché ospita il Gran Caffè Gambrinus, locale storico di Napoli, fondato nel 1860 dall’imprenditore Vincenzo Apuzzo che riscosse, da subito, un notevole successo. Arredato in stile liberty, conserva al suo interno stucchi, statue e quadri della fine dell’Ottocento, realizzati da artisti napoletani. Tra questi vi sono anche opere di Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti. Tanto per continuare a stupirti sappi che al Gran Caffè Gambrinus è nata, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la pratica del “caffè sospeso” che consiste nel lasciare un caffè pagato per le persone povere che non possono acquistarlo e concedersi il piacere di un caffè.

Gran Cafè Gambrinus in stile Liberty a Napoli

Da Piazza Trieste e Trento è un attimo raggiungere quella che è la piazza per eccellenza e cioè Piazza del Plebiscito oppure, costeggiando il teatro San Carlo, percorrere i cinquecento metri che ti separano dal castello per antonomasia: il Castel Nuovo, comunemente chiamato Maschio Angioino, storico castello dell’età medievale e rinascimentale, fatto costruire a partire dal 1279 da Carlo I d’Angiò, diventato il simbolo della città di Napoli, da distinguere dall’altro famoso Castel dell’Ovo.

Naturalmente come ogni castello che si rispetti, il Maschio Angioino dispone di ampi sotterranei e di tetre prigioni. Un’antica leggenda narra di frequenti e misteriose sparizioni dei prigionieri, motivo per il quale fu incrementata la vigilanza. Non si tardò a scoprire che queste scomparse avvenivano a causa di un coccodrillo che penetrava da un’apertura nel sotterraneo e trascinava in mare i detenuti per una gamba dopo averli azzannati. Una volta scoperto questo, furono sottoposti alle fauci del rettile tutti i condannati che si volevano “mandare a morte”, senza troppo scalpore, compresi gli sfortunati amanti della regina Giovanna.

Castel Nuovo o Maschio Angioino

Poco distante dal “Maschio” trovi Piazza del Municipio, una delle piazze più grandi d’Europa, di forma quasi rettangolare, arricchita dalla presenza del Castello e di Palazzo San Giacomo, oggi sede del Municipio. Anticamente la piazza era conosciuta come “Il largo di Castello”, progettato da Don Pedro de Toledo e, successivamente, spianato ed allargato da Domenico Fontana.

Piazza Municipio e Palazzo San Giacomo a Napoli

In questo largo vi si trovava di tutto, dalle prostitute ai venditori di merce, di dubbia provenienza, dai ladri e furfanti di ogni genere ai predicatori, come San Camillo de Lellis e San Francesco de Geronimo, fino ai commedianti che recitavano nei teatri di corte e non disdegnavano, però, di esibirsi su palchi improvvisati in piazza per il popolo. Vi si costruì successivamente anche un vero e proprio palco in piazza, chiamato San Carlino, per distinguerlo dal Teatro San Carlo, palcoscenico troppo ambizioso, a pochi metri dalla piazza. E’ in questo teatro che prese vita la più famosa maschera del Tempo: Pulcinella.

Al centro della piazza è ubicata una fontana monumentale detta Fontana del Nettuno, chiamata anche Fontana Medina. Tra tutte le fontane di Napoli questa è stata la più “mobile”. Fu costruita agli inizi del 1600, per volere di Enrico di Guzmàn, conte di Olivares da Domenico Fontana e collocata nei pressi dell’arsenale del porto. Nel 1629, poiché la zona era rimasta senza acqua, il vicerè don Antonio Alvarez di Toledo, duca d’Alba, la fece spostare al largo di Palazzo, davanti al Palazzo Reale, costruito di recente, oggi l’attuale piazza Plebiscito.

Ma il largo di Palazzo era anche luogo per le feste cittadine e la fontana, che ne costituiva un intralcio, fu di nuovo spostata nella zona di Santa Lucia e arricchita da sculture di Cosimo Fanzago. Nel 1638 fu di nuovo trasferita e collocata nell’attuale Via Medina, subendo altri lavori, voluti dal duca di Medina e affidati di nuovo al Fanzago ed ai figli: questi vi aggiunsero, tra l’altro, gli otto leoni con gli stemmi delle casate spagnole, i delfini ed i cavalli marini. La fontana rimase danneggiata durante la rivolta di Masaniello, nel 1647 e, poi restaurata e spostata, nel 1675, nei pressi del porto.

Qui vi rimase fino al 1886 quando, non sappiamo perché, fu smontata e depositata nelle grotte di Pizzofalcone. Alla fine dell‘800 durante lo sventramento della città vecchia ed i lavori del cosiddetto Risanamento, la fontana fu collocata al centro delle nuove direttrici urbane date da Corso Umberto e via De Pretis. Fu sistemata a Piazza della Borsa (Piazza Bovio) dove rimase per tutto il 1900 fino al 2000 quando, per l’apertura del cantiere della metropolitana, fu smontata e poi collocata nel 2011, dopo un accurato restauro, di nuovo su Via Medina. Nel 2014 la fontana è stata restaurata e smontata per essere poi trasferita, fino a tutt’oggi, in piazza Municipio dinanzi Palazzo San Giacomo.

Piazza del Plebiscito

Dopo questa digressione, torna verso Piazza Trieste e Trento, accederai alla Piazza per antonomasia: Piazza del Plebiscito, una delle più grandi della città e d’Italia, e, per questo, quella più utilizzata per le grandi manifestazioni. Ai lati della piazza si trovano quattro edifici, che la incorniciano e la caratterizzano: il Palazzo Reale, la Basilica di San Francesco di Paola ed i due edifici simmetrici Palazzo dei Ministri, oggi della Prefettura, e del Palazzo di Salerno.

Piazza del Plebiscito e Basilica di San Francesco di Paola

Per la presenza della sede della corte reale, fino al 1860, la piazza era denominata “Largo di Palazzo” ed ospitava le feste, le cerimonie e le parate militari della città; il suo nome attuale ricorda, invece, il plebiscito con cui il Regno delle Due Sicilie acconsentì all’annessione al nascente stato italiano nell’ottobre 1860.

Palazzo Reale è una delle residenze reali dei regnanti del Regno delle due Sicilie e, con l’Unità di Italia, residenza napoletana di Casa Savoia. Il Palazzo Reale è stato costruito, a partire dal 1600, per assumere l’aspetto definitivo nel 1858 e, per la maestosità, la ricchezza e, soprattutto, le dimensioni (ci sono ben 30 sale da visitare oltre ai giardini ed alla biblioteca nazionale) occorrono diverse ore per visitarlo totalmente.

Di fronte al Palazzo Reale osserviamo la Basilica di San Francesco di Paola, voluta e costruita per volere di Ferdinando I come ringraziamento per aver recuperato il trono, dopo il periodo napoleonico, è una delle chiese italiane più importanti di epoca neoclassica. La basilica ha le sembianze del Pantheon di Roma, per forma e magnificenza, mentre il colonnato, la cui costruzione iniziò anteriormente alla chiesa, per volere di Gioacchino Murat, ricorda il colonnato della Basilica di San Pietro in Roma.

Bene, caro viaggiatore, termina qui questa breve sosta in questa splendida città ma tu continua a seguirmi perché se hai più tempo a disposizione ti propongo una variante che, partendo sempre dal centro storico, ti farà conoscere un’altra zona di Napoli non meno affascinante di questa che hai appena letto, per cui continua a leggermi.

Ciao

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