Il Cane San Bernardo

Il Cane San Bernardo

Print Friendly, PDF & Email

Il San Bernardo: un cane da leggenda

Caro viaggiatore, durante la vacanza della scorsa estate, con Alberto siamo stati a visitare varie città della Svizzera tra cui la fantastica Berna, che ti invito a vedere. Un evento particolare, proprio in quel periodo, ricorreva in città per 90 giorni, il “BernARTiner”, un’esposizione di ben 50 statue di cani San Bernardo, decorate da celebri artisti svizzeri, erano distribuite in tantissimi angoli della città.

Troppo divertente fotografare le più originali appena comparivano lungo il nostro percorso! Non si poteva resistere attiravano l’attenzione!

Mostra sui Cani San Bernardo

Il primo giorno della mostra, quando noi ancora dovevamo arrivare, avevano sfilato diversi cani San Bernardo, in carne ed ossa, provenienti da Martigny fino a Berna, per incontrare le loro controfigure statuarie. Sarebbe stato bello esserci!

Devi sapere che il cane San Bernardo, sin da piccola, era uno dei miei cani preferiti. Amo i cani ma quel cagnolone così grande e dolce ha sempre attirato le mie coccole, come non innamorarsene!

Ti chiederai perché da Martigny?

Perché è lì che si trova la Fondazione di Barry del Gran San Bernardo.

Non sai chi sia “BARRY”?

Pronta a svelarti la sua epica storia ma, ancor prima, a svelarti il perché questo cane fu definito di San Bernardo.

Origini del cane San Bernardo

Questa razza, che è diventata “emblema nazionale svizzero” ha un’origine quasi leggendaria ed anche molto lontana nel tempo.

Questi cani, anticamente, non avevano questo nome, che è piuttosto di acquisizione recente, erano considerati appartenenti ai mastini Assiri, dell’alta Assiria (dove si trova). Poi arrivarono in Italia e furono chiamati “molossi”. Raggiunsero in seguito l’Elvezia, nome antico della Svizzera, ed un po’ alla volta vi si diffusero.

Il loro nome è legato ad un ospizio.

Il Sig. Bernard de Menthon, intorno all’anno 1000, fuggito dal suo castello, fondò due ospizi che avrebbero dovuto essere rifugio di pellegrini, soldati e di tutti coloro che, stanchi, avevano bisogno di rifocillarsi.

L’ospizio accoglieva proprio tutti e poiché, in quel periodo, vi erano per le montagne briganti che cercavano di assalire viandanti, a volte, capitava che anche essi entrassero nell’ospizio. Nel XVII secolo apparirono i primi cani che furono utilizzati come difensori della pace di chi dimorava nell’ospizio.

Nel tempo l’ospizio e l’annesso Convento del Gran San Bernardo (Valle d’Entremont – Martigny) divennero un vero rifugio sicuro. Molti viaggiatori ospitati regalarono ai monaci del Convento in segno di riconoscimento altri cani di razze diverse.

Fu così che attraverso vari accoppiamenti con razze diverse ne derivò quella che fu chiamata del “cane San Bernardo” che, appunto, deve il suo nome all’ospizio.

Ma si deve aspettare a circa la metà del XVII per vedere assegnata a questi cani una funzione diversa. Infatti i monaci, da allora, cominciarono ad incaricare uno di loro a girovagare, quotidianamente, fra le montagne alla ricerca di bisognosi in difficoltà, chiamandolo frate-guida, soprattutto d’inverno per il pericolo delle valanghe, conducendo con sé i cani.

Infatti, a volte, capitava di trovare degli sventurati seppelliti dalla neve o caduti in qualche fossato. Fu così che al frate-guida venne l’idea di addestrare i cani che sorvegliavano l’ospizio al salvataggio.

Nonostante la neve e le tempeste questi cani dimostrarono, prendendo anche iniziative solitarie grazie al loro fine fiuto, ormai addestrati, di contribuire al soccorso di tante persone o accompagnandoli nella direzione del Convento, se avevano perso l’orientamento o scavando fosse per farli riparare in attesa di chiamare rinforzi.

La loro mole era un gran vantaggio perché offriva loro molta resistenza alla furia delle tempeste di neve come la loro docilità era di conforto perché non intimoriva nessuno.

La leggenda della piccola botte del cane San Bernardo

La leggenda vuolele botticelle del San Bernardo che il San Bernardo sia raffigurato come un cane che porta un piccolo barilotto sotto il collo. Si riteneva che potesse contenere rhum o altra sostanza alcoolica che avrebbe fatto bere ai viandanti infreddoliti per rianimarli.

Ma è, appunto, una leggenda in quanto l’etica dei monaci non sarebbe mai stata concorde all’uso di alcoolici e, comunque, l’alcool in persone congestionate dal freddo è del tutto sconsigliato e pericoloso.

In realtà se anche si vede, nella realtà, qualche cane in quelle zone con il barilotto sotto al collo, è solo per puro uso ornamentale.

 

L’eroico Barry

Il San Bernardo Barry

Vorrai sapere, caro viaggiatore, perché Barry è il cane San Bernardo più famoso che si ricordi nella storia della Svizzera, tanto da dedicargli una Fondazione?

Il nome deriva da una parola tedesca “Bari” che a sua volta deriva da “Bar” che significa “orso” e quindi “Barry”, forse per il suo pelo.

Apparteneva ad una famiglia di cani salvatori, era molto veloce e riscuoteva grandi successi nel suo lavoro in montagna.

Sembra abbia salvato almeno 40 persone nella sua vita ma il salvataggio che lo portò alla storia accadde intorno al 1805.

Si racconta che una donna, il cui marito era morto di tisi, fosse partita con il figlioletto di pochi anni, da Losanna attraverso le montagne verso l’Italia alla ricerca di lavoro.

Era nei dintorni di Martigny sul passo, demoralizzata anche dai rifiuti di lavoro ricevuti, quando una valanga si staccò dalla montagna verso la sua direzione.

Nel frattempo il frate-guida Luigi era in giro per le montagne per il suo giro quotidiano con i suoi cani, di cui Barry era il capo-muta, quando fu travolto dalla stessa valanga. Con l’aiuto dei cani riuscì a riemergere dalla neve ed a fare ritorno all’ospizio ma Barry, nonostante fosse da lui richiamato più volte, si allontanò da loro, seguendo il suo fiuto.

Il tempo era pessimo ed il cane non faceva ritorno ed era sopraggiunta la notte. La preoccupazione per Barry al Convento aumentava. Era giunta voce di una donna che era dispersa fra le montagne con il suo bambino. Quando ad un tratto un rumore vicino al portone del Convento attirò i frati: Barry era ritornato con legato al dorso un bambino, tramite le cinghie in dotazione per il soccorso. I frati in breve tempo rianimarono il piccolo che si salvò dal rischio di congelamento. La mattina si cercò la mamma ma era troppo tardi per lei. Aveva affidato a Barry il suo bene più prezioso: la vita del suo piccolo.

Questa storia si diffuse in tutta la Svizzera tanto da farlo considerare un vero eroe.

Quando Barry invecchiò il Priore del Convento lo mandò a Berna dove visse ancora due anni fino a quasi 15 anni di età.

Il suo corpo fu donato al Museo di Storia naturale dove fu imbalsamato e dove è meta di tanti che vogliono conoscerlo.

Barry lasciò il posto ai suoi eredi ma, in tempi successivi, con l’avvento della tecnologia moderna, questi cani sono stati lentamente sostituiti dal servizio di salvataggio alpino da altri, di peso e dimensioni più contenute, considerati più idonei per lo scopo.

In ricordo di Barry la Svizzera coniò anche una moneta d’oro da 50 franchi disponibile in edizione limitata per collezionisti.

Ma Barry, caro viaggiatore, resta con la sua storia nel cuore di tutti.

Lascia un commento

Chiudi il menu
error: